martedì 16 ottobre 2012
Il problema della doppia tassazione sui dividendi di azioni estere è un problema sottovalutato e trascurato. Anzi, oserei dire, spesso volutamente nascosto.
Questa situazione ha portato i cittadini italiani a "dimenticare" ben 5 miliardi di euro nelle casse del fisco dei Paesi esteri.
Per illustrare brevemente la situazioni basti dire che:
1) i dividendi di azioni di società estere detenute in portafoglio titoli da cittadini italiani sono soggette alla doppia tassazione dello Stato estero (Paese d'investimento, esempi: il 25% in Francia, il 21,5% in Germania) e dello Stato italiano (Paese di residenza dell'investitore, a cui si applica una ritenuta a titolo d'imposta pari al 12,5%);
2) tuttavia in virtù delle Convenzioni bilaterali stipulate dall'Italia con le altre nazioni è possibile recuperare dal 20 al 10% (in base alle Convenzioni bilaterali vigenti con i singoli Paesi) del valore del dividendo iniziale. Percentuali che, se rapportate ad un elevato numero di azioni detenute, risultano essere potenzialmente importanti;
3) ad esclusione di alcune banche che prestano tale servizio a pagamento (si parla di 50/100 euro per titolo), la maggior parte di esse non ha idea di come si proceda a tale operazione di recupero. In tal caso quindi o ci si affida ad un intermediario finanziario diverso dalla propria banca o, come accade nella norma, si abbandonano tali somme alle casse del fisco dei Paesi d'investimento.
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Aggiungo al perfetto quadro di sintesi che semplici accortezze di buon governo e di legislazione tributaria dovrebbero scoraggiare la tassazione di quegli strumenti finanziari che sono già tassati nel paese al quale sono legati. In pratica ci riallacciamo al discorso degli immobili all'estero sull'Ivie -la nuova imposta sul valore degli immobili all'estero- della quale parliamo più diffusamente nel correlato www.immobiliestero.blogspot.com invitando i cittadini italiani ad inoltrare denunce alla commissione europea per la violazione di trattati e convenzioni tra stati membri.
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